Marvel’s Iron Fist: lo show Netflix che ha sorpreso tutti – Commento alla prima stagione

Iron Fist

Riporto e trascrivo il mio commento alla prima stagione di Marvel’s Iron Fist. L’ultima serie Marvel/Netflix prima di The Defenders che introduce l’ultimo Difensore: Danny Rand aka Iron Fist.

La prima stagione ha debuttato su Netflix venerdì 17 Marzo.

Potete leggere a QUESTO LINK la mia recensione ai primi episodi visti in anteprima

Dopo averci dormito su ho compreso quanto questa serie sia stata ingiustamente bistrattata, all’inizio. Dopo i primi episodi certamente timidi, la serie si è costruita modellandosi su una solida base, diversa da Daredevil, Jessica Jones e Luke Cage.

Partendo dalla storia, seppur con tematiche non completamente inedite, questa mi è parsa ottimamente costruita: come una serie di fili che si intrecciano in una rete più ampia, le vicende della Rand e della Mano si pongono come “trama verticale” – di Marvel’s Iron Fist – e “trama orizzontale” – del progetto Defenders. In parole più chiare, ho trovato che la storia sia stata in grado di raccontarsi nel contesto Iron Fist ed in riferimento al suo universo più grande: Marvel’s The Defenders, appunto. Detto questo, i riferimenti espliciti ed impliciti agli altri difensori mi sono risultati perfettamente incastonati tra dialoghi ed inquadrature.

Il personaggio di Danny Rand, protagonista di questa nuova serie, mi è piaciuto moltissimo, dall’inizio alla fine. Il bambino guerriero che torna a casa e trova che tutto è cambiato. L’evoluzione del personaggio si plasma pian piano sino all’ultimo episodio. E Finn Jones è stato eccezionale. Personalmente, non ho mai avuto grandi dubbi sulla capacità dell’attore: avendolo visto brevemente in Game of Thrones, ho subito captato la sua bravura. E le aspettative a lui riferite sono state ben soddisfatte.

Circondato da attori e personaggi di nota – davvero tutti bravi – vorrei fare un plauso al personaggio che forse più di tutti mi ha colpito di più: Ward Meachum interpretato dal bravissimissimo Tom Pelphrey. Il personaggio di Ward è ricco di sfumature e debolezze. Sotto una corazza da uomo tutto d’un pezzo, l’attore è stato magnifico nel caratterizzarlo in tutte le sue sfaccettature. WOW.

Se il reparto villain – cattivi – si è rivelata, in un certo qual modo, l’anello debole della stagione – mica tanto poi, vogliamo parlare di Madame Gao?! – la serie di eventi hanno reso Iron Fist uno show di completamento e passaggio. Posso ben dire che, ad un’analisi personale approfondita, Iron Fist spodesta – si fa per dire – Luke Cage e si piazza al terzo posto dopo le mie amatissime Daredevil e Jessica Jones.

Altri elementi che mi hanno fatto apprezzare moltissimo la serie sono stati sicuramente la musica ed il Kung Fu. Legati l’un l’altro, i movimenti e i combattimenti mi sono sembrati danze. Bellissimo.

Non ho intenzione di parlare di tecnicismi. Dico soltanto che regia e fotografia sono stati, per me, un gioia per gli occhi. Come tutte le serie Marvel/Netflix, seppur in modi sempre diversi.

Gran serie. E gran risultato per uno show che aveva tutto da perdere e che, invece, ha vinto. Un rewatch arriverà presto.

VOTO 7-7.5

CAST
Finn Jones: Danny Rand / Iron Fist
Jessica Henwick: Colleen Wing
Tom Pelphrey: Ward Meachum
Jessica Stroup: Joy Meachum
Ramón Rodríguez: Bakuto
Sacha Dhawan: Davos / Steel Serpent
Rosario Dawson: Claire Temple
David Wenham: Harold Meachum

EPISODI: 13

T2 Trainspotting: “Affronta il passato, scegli il futuro”: commento al film di Danny Boyle

T2 Trainspotting

Sono passati ventuno anni da quando Mark Renton, traditi i suoi migliori amici dopo una piazzata di droga a Londra, è scappato con i soldi. Aveva scelto la vita, così diceva nel 1996. Era scappato dall’eroina, dai bassifondi di Edimburgo, dal dolore, da un non-futuro.

2017. Nuovo secolo, nuovo millennio, nuove tecnologie. Mark torna in città. Trova che quasi nulla è cambiato. Ma che ci fa di nuovo lì? Voglia di affrontare il passato? Farsi perdonare dai propri amici? Cosa nasconde questo ritorno inaspettato?

T2 Trainspotting

Danny Boyle torna a dirigere il secondo capitolo di uno dei suoi film più celebri: Trainspotting. Tratto dal secondo romanzo di Irvine Welsh, Porno, edito nel 2002, riprende le fila, due decenni dopo, di questi quattro amici: Renton, Sick Boy, Spud e Begbie. La regia del regista premio Oscar per The Millionaire si sente sin da subito: movimenti di camera veloci, stacchi repentini, inquadrature energiche, dinamiche e fissate su volti e movimenti dei personaggi. Una fotografia cromatica si perde su giochi di luci ed ombre a volte quasi spettrali. Con lo sguardo fisso al passato, Trainspotting 2 racconta il presente dei protagonisti. C’è molto Trainspotting in questo T2 e lo si vede dai continui rimandi al film del 1996 che crea, quasi incessantemente, intrecci tra passato e presente.

T2 Trainspotting

Una sceneggiatura meno cinica del primo film, ci guida verso il mutato rapporto tra i protagonisti. La forza del film risiede proprio in questo. I richiami al passato sono i binari su cui la storia si muove. Gli attori protagonisti, d’altra parte, sembrano quasi non abbiano mai abbandonato quelle vesti. Ritroviamo il solito saccente e pieno di sè Sick Boy, il violento e rancoroso Begbie, il cui vero ed unico piacere nella vita è il sangue, o l’insicuro, solitario e di buon cuore Spud. Ewan McGregor, Jonny Lee Miller, Ewen Bremner e Robert Carlyle ci sono dentro completamente. Questi ultimi due, in modo particolare, esaltano quelli che sono probabilmente i due veri personaggi chiave della storia. La potenza espressiva e recitativa degli attori è al di sopra di ogni altri e rende iconiche queste figure ritrovate. Di meno impatto le figure femminili che, invece, non riescono mai veramente ad emergere. Chiaro segnale di un film prettamente maschile.

T2 Trainspotting

La musica, elemento cult di Traispotting, è certamente protagonista anche di T2. Nonostante la colonna sonora sia meno fisica del primo capitolo, non passa di certo inosservata. Il tema del film del 1996 – Born Slippy (Nuxx) degli Underworld – non è mai completamente assente e sguscia quella nostalgia di un passato pesante e più vivo che mai. Da Lou Reed ai Queen passando per Blondie, T2 gioca incessantemente sul ricordo, anche musicale, per descrivere il presente: i personaggi non sono mai realmente cambiati; il mondo è andato avanti trascinando con sè Renton, Sick Boy, Spud e Begbie.

T2 Trainspotting risulta quindi piacevole, non al pari del suo predecessore, molto più emotivo, sporco e nero, ma naturalmente evoluto in una nuova veste che non può fare a meno di guardare indietro. Il fantasma di quello che era, onnipresente, è l’importante base su cui si fonda quello svisceramento di relazioni e personalità rimaste sopite per molti anni. Una resa dei conti che, come un vulcano sul punto di eruttare, è pronto a travolgere tutti senza risparmiare nessuno. Chi ha amato Trainspotting difficilmente ne resterà deluso.

VOTO 7

T2 Trainspotting

CAST:
Ewan McGregor: Mark ‘Rent Boy’ Renton
Jonny Lee Miller: Simon ‘Sick Boy’ Williamson
Ewen Bremner: Daniel ‘Spud’ Murphy
Robert Carlyle: Francis ‘Franco’ Begbie
Kelly Macdonald: Diane Coulston
Anjela Nedyalkova: Veronika Kovach

REGIA: Danny Boyle
SOGGETTO: Irvine Welsh (romanzo)
SCENEGGIATURA: John Hodge
FOTOGRAFIA: Anthony Dod Mantle
MONTAGGIO: Jon Harris
SCENOGRAFIA: Mark Tildesley

Lion – Recensione | Emozioni e toccanti interpretazioni nel film con Dev Patel e Nicole Kidman

lion

Lion si appresta ad esser ricordato per molto molto tempo. Il film con protagonista Dev Patel ha toccato il cuore di tutti coloro che lo hanno visto al Cinema. Tratto da una storia vera, Lion – La strada verso casa narra le vicende del piccolo Saroo, un bambino indiano di 5 anni che un giorno, salito accidentalmente sul treno sbagliato, si perde a Calcutta. Adottato da una coppia australiana dopo un anno dall’accaduto, Saroo decide, vent’anni dopo, di trovare la strada di casa. Impresa non facile per un giovane uomo che ha a disposizione solo pochi ricordi e sporadiche sensazioni di una vita passata. Grazie alla sua determinazione e all’aiuto di Google Earth, Saroo inizia le sue ricerche.

Lion, diretto dal regista Garth Davis, è una storia toccante ed emozionante

Lion non è solo la storia di Saroo e della sua famiglia. Lion è un film che porta con se una riflessione ben più profonda. Da un lato ci sono le sofferenze che il piccolo ha dovuto sopportare per la perdita di sua madre e dei suoi fratelli,. Ma non solo, anche la difficile prova di sopravvivenza in un mondo tanto diverso da quello in cui noi viviamo. Un mondo pieno di pericoli e cattiveria. Dall’altro, vi è la forza potente di due persone che decidono di adottare un bambino bisognoso di una famiglia che gli apra il proprio cuore.

lion

Una regia delicata dona forza alle emozionanti interpretazioni di un cast eccezionale. Primo fra tutti il piccolo Sunny Pawar, interprete del Saroo bambino. Per la prima volta sul grande schermo, Sunny ci regala un’interpretazione commovente ed autentica. Assieme a lui c’è la sua controparte adulta: Dev Patel. L’attore, noto per film quali Vita di Pi e The Millionaire, racconta le incertezze e la paura di volersi confrontare con un passato perso da oltre due decenni. Con lui una splendida e struggente Nicole Kidman nei panni della madre adottiva di Saroo, Sue Brierley. Il suo personaggio, molto sentito, descrive la forza di una donna che, insieme a suo marito, ha fatto una scelta di vita molto importante decidendo di adottare due bambini. Rooney Mara e David Wenham completano il cast principale di un film che chiude un anno cinematografico caratterizzato da sorprese inaspettate. Una di queste è proprio Lion.

La potenza espressiva di Lion raggiunge alti livelli emozionali

Perché vedere Lion – La strada verso casa? Perché è un film potente ed unico. La storia vera ci sembra molto vicina e risulta difficile non fagocitare le emozioni provate dai protagonisti di questa vicenda straordinaria. Da vedere e rivedere. Lion, nella sua delicata bellezza, ci ricorda quanto il Cinema possa ancora esser veramente parte delle nostre vite.

lion

Non lasciatevelo scappare. Buona visione.

Lion – La strada verso casa è nominato a tre Golden Globes: Miglior film drammatico, Miglior Attrice non Protagonista e Miglior Colonna Sonora Originale. Il film potrebbe approdare anche agli Oscar 2017.

VOTO 8/8.5

CAST
Dev Patel: Saroo Brierley
Rooney Mara: Lucy
Nicole Kidman: Sue Brierley
David Wenham: John Brierley
Sachin Joab: Bharat
Pallavi Sharda: Prama
Emilie Cocquerel: Annika
Arka Das: Sami
Abhishek Bharate: Guddu Khan
Sunny Pawar: Saroo bambino
Divian Ladwa: Mantosh Brierley
REGIA: Garth Davis
SOGGETTO: Saroo Brierley, Larry Buttrose (memorie)
SCENEGGIATURA: Luke Davies
PRODUTTORI: Iain Canning, Angie Fielder, Emile Sherman. ESECUTIVI: Andrew Fraser, Daniel Levin, Andrew Mackie, Shahen Mekertichian, Richard Payten, Harvey Weinstein
CASA DI PRODUZIONE: See-Saw Films, Aquarius Films, Screen Australia, Sunstar Entertainment, The Weinstein Company
FOTOGRAFIA: Greig Fraser
MONTAGGIO: Alexandre de Franceschi
MUSICHE: Volker Bertelmann, Dustin O’Halloran

Soul Christmas – Otis Redding, Aretha Franklin, Donny Hathaway ed altri | La perfetta colonna sonora di Natale

soul christmas

La musica è fondamentale per la stagione delle feste. Fa sì che l’atmosfera del Natale sia davvero tangibile e speciale. Allo scattare del primo giorno di Dicembre, le radio, le tv, i negozi addobbati ed affacciati sulle strade affollate e nelle nostre case iniziano a risuonare con le note dei classici natalizi. Brani a tema ce ne sono a centinaia. Dai grandi classici del passato agli struggenti ed originali cover di attuali artisti abbiamo davvero una vastissima scelta.

Ma per chi, forse un po’ stanco di ennesimi ri-arrangiamenti, vuole tornare all’atmosfera più calda degli anni ’60, ecco una personale soundtrack composta da 14 brani a tema con le voci di indimenticabili come Otis Redding, King Curtis, Donny Hathaway, Aretha Franklin e tanti altri.

Come alcuni attentissimi potranno notare, tutti i brani fanno parte di una compilation intitolata proprio Soul Christmas e venduta all’interno della raccolta Rockstar Music nel 1992. – Questo album è ormai parte della mia vita e lo ascolto ogni anno durante le feste. – Non mi resta che augurarvi buon ascolto!

Clyde McPhatter & The Drifters: White Christmas

Donny Hathaway: This Christmas

King Curtis: The Christmas Song

Aretha Franklin: Wholy Holy

Clarence Carter: Back Door Santa

Otis Redding: White Christmas

Booker T & The MG’s: Silver bells

Carla Thomas: Gee Whiz, It’s Christmas

Otis Redding: Merry Christmas Baby

Solomon Burke: Present For Christmas

Booker T & The MG’s: Jingle Bells

William Bell: Every Day Will Be Like A Holiday

King Curtis: What Are You Doing New Year’s Eve

Aretha Franklin: Amazing Grace

Potete ascoltare tutti i brani in questa playlist su SPOTIFY
Ed invece, quali sono i vostri brani preferiti di Natale?

Buone feste a tutti!

Il mago di Oz – Alla riscoperta di un classico senza tempo

il mago di oz

“Nessun posto è bello come casa mia….”

Così dice Dorothy mentre batte i tacchi delle sue scarpette rosse prima di lasciare il magico mondo di Oz. È solo una delle tante scene chiave del cult per grandi e piccini datato 1939. Diretto da Victor Fleming, Il mago di Oz è stato restaurato e riportato nelle sale dalla Cineteca di Bologna – nel progetto Il Cinema Ritrovato – ed è attualmente riproposto nei cinema sia in 2D che in 3D. E quale miglior periodo, se non questo natalizio, per poterlo nuovamente ammirare o vedere per la prima volta?

il mago di oz

Alla riscoperta di un classico senza tempo

Questa versione restaurata de Il mago di Oz è riuscita a riportare alla luce la bellezza di una pietra miliare del Cinema. Il lavoro di pulizia della pellicola ha fatto riaffiorare tutta la magia di un film che è entrato nel cuore di tutti. Il lavoro di restauro, andato avanti per circa due anni, ha ridato al film una limpidezza di immagine mai vista prima. Ciò che subito ci entusiasma, infatti, è la stupenda esplosione di colori di una scenografia fantastica e creativissima per quegli anni. Non solo. L’accurato lavoro di recupero ha rinvigorito una pellicola amatissima donandole nuova vita in cui il dettaglio la fa da padrone. I costumi dei simpaticissimi Mastichini, gli oggetti di scena, il trucco, i colori sgargianti dei fiori e degli alberi, così come la pomposa e verdissima Città di Smeraldo, ci appaiono in tutto il loro splendore originale. L’avventura di Dorothy e dei suoi tre amici, lo Spaventapasseri, l’Uomo di Latta e il Leone Codardo, è un immaginifico viaggio in un mondo incantato, bizzarro e tanto diverso dal lontano e grigio Kansas.

il mago di oz

Il mago di Oz ed il Cinema che andrebbe preservato

Il restauro del film con protagonista l’indimenticabile Judy Garland è il perfetto esempio di un momento cinematografico che andrebbe preservato nel tempo. Il mago di Oz non è soltanto il musical con la famosissima Over the Raimbow. È anche il testamento, o meglio il manifesto, di un Cinema, non solo di genere, nato e cresciuto negli anni. Se da un lato Il mago di Oz rappresenta l’innovazione tecnica e la bellezza estetica, dall’altra ci regala delle lezioni ben precise: la consapevolezza di una felicità che nasce dalla famiglia, il coraggio che ci guida nelle avversità, la bontà d’animo e la saggezza.

Ne Il mago di Oz l’intrattenimento si mescola alla riflessione in un turbinio di colori, musica e cinematografia. Un film per grandi e piccini. Un film emozionante che andrebbe visto almeno una volta nella vita.

il mago di oz
Il manifesto ufficiale
CAST
Judy Garland: Dorothy Gale
Frank Morgan: Prof. Meraviglia/Portiere della città di Smeraldo/Autista/Guardia del mago/Il mago di Oz
Ray Bolger: Hunk/Lo spaventapasseri
Jack Haley: Hickory/L’uomo di latta
Bert Lahr: Zeke/Il leone
Margaret Hamilton: Miss Almira Gulch/La cattiva strega dell’Ovest/La cattiva strega dell’Est
Billie Burke: Glinda, la buona strega del Nord
Clara Blandick: Zia Emma
Charley Grapewin: Zio Henry
Pat Walshe: Nikko
REGIA: Victor Fleming
George Cukor, Mervyn LeRoy, Norman Taurog, King Vidor (non accreditati)
SOGGETTO: L. Frank Baum (romanzo)
SCENEGGIATURA: Noel Langley, (non accreditati) Florence Ryerson, Edgar Allan Woolf, Irving Brecher, William H. Cannon, Herbert Fields, Arthur Freed, Jack Haley, E.Y. Harburg, Samuel Hoffenstein, Bert Lahr, John Lee Mahin, Herman J. Mankiewicz, Jack Mintz, Ogden Nash, Robert Pirosh, George Seaton, Sid Silvers
CASA DI PRODUZIONE: Metro Goldwyn Mayer
FOTOGRAFIA: Harold Rosson
MONTAGGIO: Blanche Sewell
EFFETTI SPECIALI: A. Arnold Gillespie
MUSICHE: Harold Arlen, Herbert Stothart
SCENOGRAFIA: Noel Langley
COSTUMI: Adrian
TRUCCO: Jack Dawn
ANNO: 1939

Shylock – Il Mercante di Venezia come non lo avete mai visto | Teatro

mauro parrinello

Impresa non facile recensire uno spettacolo teatrale, soprattutto quando il Teatro è ancora una strada tutt’al più inesplorata, quantomeno per la sottoscritta. Perché allora parlarne? Alla domanda rispondo ponendo – a me stessa – un’ulteriore domanda. Perché, invece, non farlo?

Evitando di cadere in sterili sotterfugi di chi non sa, ma vuole dire, vorrei raccontarvi, in modo semplice e personale, uno spettacolo teatrale che mi ha accompagnata verso un mondo tutto nuovo.

mauro parrinello

Lo spettacolo in questione è intitolato Shylock ed è nato quasi vent’anni fa, precisamente nel 1998, dalla mente dell’attore inglese Gareth Armstrong. Portato egregiamente, e con grande successo, in scena per circa dieci anni, Shylock è stato esportato all’estero approdando anche in Italia con la Compagnia Dei Demoni in collaborazione con OffRome. Adattato da Francesca Montanino e diretto ed interpretato da Mauro Parrinello, Shylock è un viaggio emozionale ed originale all’interno della più intima profondità del personaggio protagonista de Il Mercante di Venezia, nota opera del Bardo, William Shakespeare. Shylock, l’ebreo usuraio che accorda un prestito di 3000 ducati a Bassanio grazie alla garanzia di Antonio, è, potremmo dire, l’assente co-protagonista di questo spettacolo. Sì, perché, particolarità di Shylock è un’impronta narrativa del tutto inaspettata. Mauro Parrinello si auto-dirige nel ruolo di un personaggio che nella commedia di Shakespeare è raramente ricordato: Tubal. Questo personaggio, che nell’opera dell’autore inglese recita solo otto battute, è un ebreo che riferisce al suo amico Shylock delle sorti di sua figlia Jessica, a Genova, e della sventura capitata ad alcune navi di Antonio.

Ebbene, Tubal! Che notizie da Genova? Hai trovato mia figlia?

mauro parrinello

Come molto spesso accade, la semplicità, quel Less is More coniato dall’architetto Mies Van Der Rohe, rinforza con maggiore potenza ciò che si vuole raccontare. In Shylock, l’attore Mauro Parrinello dà voce a Tubal servendosi di una scenografia povera, ma accattivante e curiosa. Sull’oscuro palcoscenico troviamo delle scatole di cartone impilate l’una sull’altra che recano, nella loro parte anteriore, delle parole chiave che guidano il racconto del protagonista. L’intento di Tubal è chiaro: conosciamo davvero Shylock? È davvero il cattivo della storia? Tubal ripercorre tutta la vicenda da un personale punto di vista allo scopo di capovolgere totalmente la concezione negativa che il lettore, e lo stesso Shakespeare, ha di Shylock mostrandone una natura molto più intima ed umana. Mauro Parrinello, accompagnato dalla voce fuori campo – di Federico Giani – dello stesso Shylock, interpreta con grande naturalezza un personaggio, tanto sconosciuto quanto importante, in un racconto-dialogo che accende l’attenzione del pubblico sin dal suo ingresso sul palcoscenico. Lo spettatore non ha modo di distrarsi di fronte a questa messa in scena intelligente, originale ed alla portata di tutti.
Il minuzioso lavoro di tempi e ritmo, movimenti, calibrazioni di luci ed intensità luminose accompagnano un’interpretazione vibrante e divertente che riesce ad equilibrarsi nella commedia attraverso una riflessione ben più profonda.

Ho avuto modo, fortuna e piacere di assistere a Shylock sabato 26 novembre presso SpazioleArti di Molfetta.
– FOTO ©Manuela Giusto –

Film ‘di peso’ – Il programma completo della 1^ edizione del Festival (12 Novembre)

film di peso

In ambito delle manifestazioni promosse da Obesity Day, parte la prima edizione di #FilmDiPeso.
Ricevo e pubblico il programma completo della prima edizione del Cinefestival. Questo avrà luogo il 12 Novembre dalle 09.00 alle 14.30 presso l’Auditorium del Polo Integrato Sapienza Università di Roma-Icot a Latina.

Il Cinefestival nasce per sensibilizzare e informare l’opinione pubblica sulle tematiche dell’obesità e delle gravi malattie ad essa correlate.

L’obesità è una vera e propria epidemia che in Italia colpisce una persona su 10 (10%), per un totale di oltre 6 milioni di connazionali. L’obesità è una patologia multifattoriale, la cui insorgenza può essere legata a diverse cause” – osserva il Prof. Gianfranco Silecchia – “L’eccessivo accumulo di adipe in molti casi è anche responsabile dello sviluppo di altre malattie correlate come quelle cardiovascolari, il diabete di tipo 2, apnee notturnee. Il primo passo è riconoscere l’obesità come una vera e propria patologia che condiziona fortemente la vita di chi ne è affetto“.

I 10 migliori cortometraggi, selezionati da una giuria qualificata, saranno proiettati il 12 novembre in occasione della manifestazione, aperta al pubblico, che si svolgerà dalle 09.00 alle 14.30 presso l’Auditorium del Polo Integrato Sapienza Università di Roma-Icot a Latina (Via F. Faggiana 1668 Latina), e che prevederà altresì una sessione di “medicina narrativa” sul tema della patologia dell’obesità e dei suoi percorsi di cura.

Attraverso i racconti e le testimonianze di persone che sono riuscite a vincere la propria battaglia contro l’obesità” – spiega Marina Biglia, Presidente dell’Associazione Insieme Amici Obesi – “è possibile comunicare a tutti coloro che sono in questa condizione che esistono cure efficaci contro l’obesità, l’importante è sapere come fare e a chi rivolgersi.”

Tra i 10 finalisti al concorso verranno scelti due vincitori che riceveranno un premio di 1.000 euro. La cerimonia di premiazione sarà presenziata dal Sindaco di Latina, il Dott. Damiano Coletta, che consegnerà il Premio Città di Latina e dal dott. F. Miraglia che consegnerà il Premio Giomi RSA.

Una giuria altamente qualificata, tra i quali figurano personaggi del calibro di Paola Scola, Ernesto Assante, Simone Isola, Enrico Menduni, Luigi Parisi e Federico Russo, decreterà i vincitori del concorso che riusciranno a raccontare delle storie ‘di peso'” – conclude Stefano Cioffi, direttore artistico del concorso.

film di peso

09.00: presentazione della manifestazione (G. Silecchia)
09.15: presentazione della giuria e dei cortometraggi finalisti (S. Cioffi)
09.30: I Sessione di Proiezione delle opere selezionate
10.45: coffee break
11.15: II Sessione di Proiezione delle opere selezionate
12.30: Sessione di “Medicina Narrativa” – Moderatore: G. Silecchia

Matteo Cellini – premio Campiello 2013, “Cate,io”
Nicola Perrotta (Villa d’Agri) – “Io speriamo che dimagrisco…..”
Marina Biglia (Presidente Amici Obesi Onlus) “Da invisibile a visibile: come si cambia”

13.30: Cerimonia di Premiazione

Premio Città di Latina (consegna il Sindaco Dott. D. Coletta)
Premio Giomi RSA (consegna il Dott. F. Miraglia)

14.00: Chiusura Evento

Saluto dei presidenti della SICOB, SIO, ADI
G. Silecchia, S. Cioffi

14.30:

Degustazione vini offerta dall’azienda Casale del Giglio
Degustazione vini offerta da Associazione Italiana Panificatori

Giuria
Stefano Cioffi – Presidente, direttore artistico Film “di peso”
Ernesto Assante, Giornalista
Simone Isola, Produttore
Enrico Menduni, Docente DAMS Università Roma 3
Luigi Parisi, Regista
Federico Russo, Direttore Film Festival ‘Lo Spiraglio’
Paola Scola, Regista

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