Halloween night: film a tema per una notte da paura!

halloween night

Usanza poco sentita in Italia, la notte di Halloween ha da sempre affascinato grandi e piccini. Con le sue atmosfere pregne di terrore e spiritualità, è una ricorrenza che ha, d’altra parte, origini antichissime. Prima ancora di Jack o’lantern e prima dell’iconico Dolcetto o Scherzetto?, infatti, Halloween affonda le proprie radici in terra celtica in cui si celebrava la festa di Samhain, tradotta approssimativamente come la festa di fine dell’estate.

La simbologia della ricorrenza si è poi evoluta intrecciandosi con quella religiosa: quella attuale, celebrata nella notte del 31 ottobre, la vigilia di Ognissanti, è All Hallows’Eve da cui deriva appunto la parola Halloween.

Nella cultura moderna tanti sono i film ambientati durante questa affascinante notte e tanti sono i film a tema perfetti per una notte del terrore. In questo articolo mi sono divertita a scegliere dei titoli, miei preferiti, che più incarnano questa paurosa ricorrenza. Nel proporveli ho pensato di dividerli in due categorie: una con i film adatti a tutta la famiglia e l’altra ai soli adulti. Chiaramente si tratta dei miei film preferiti; perdonatemi, quindi, se non troverete in questa lista dei film volutamente tralasciati.

Un Halloween per tutta la famiglia

Beetlejuice – Spititello Porcello, 1988

Dite il mio nome, ditelo due volte e alla terza io arriverò!

È sicuramente uno dei film più amati e rivisti, nonché uno dei più rappresentativi nella filmografia del regista. Il film diretto da Tim Burton vede un cast eccezionale guidato dall’iconico Michael Keaton nei panni dello spiritello Betelgeuse che appare se nominato tre volte.

Beetlejuice

The Nightmare Before Christmas, 1993

Un capolavoro della stop-motion che non ha certo bisogno di presentazioni. Un film da rivedere anche a ridosso di Natale.

The Nightmare Before Christmas

La sposa cadavere, 2005

Diretto da Tim Burton, è il secondo film d’animazione del regista realizzato in stop-motion dopo The Nightmare Before Christmas. Il regista torna alle sue naturali atmosfere regalandoci una storia dolce-amara da guardare in famiglia.

la sposa cadavere

Hocus Pocus, 1993

Il film Disney è ricordato in particolare per l’indimenticabile trio protagonista: Bette Midler, Sarah Jessica Parker e Kathy Najimy sono le tre sorelle streghe Sanderson tornate a portare scompiglio nella notte del 31 ottobre.

Hocus Pocus

Frankenstein Junior, 1974

SI

PUO’

FARE!

Capolavoro di Mel Brooks, è il film parodia più irriverente di sempre. Come dimenticare le straordinarie e divertenti interpretazioni di Gene Wilder come il dott. Frederick von Frankenstein e Marty Feldman nel ruolo di Igor?!

Frankenstein Junior

Monster House, 2006

Cosa accade nella misteriosa casa del signor Nebbercracker? Il piccolo DJ e la sua combriccola di amici stanno per fare un’inquietante scoperta.

Monster House

ParaNorman, 2012

Un inno alla diversità e tanta avventura nel film diretto da Sam Fell e Chris Butler. Protagonisti di questo film d’animazione sono un gruppo di ragazzini chiamati a sconfiggere un esercito di fantasmi e zombie. Il leader del gruppo è Norman Babcock, un ragazzino di undici anni con un dono pesante da portare: può vedere i fantasmi.

Paranorman

La famiglia Addams, 1991

Un piccolo cult che andrebbe rivisto anche solo per il cast conosciutissimo.

la famiglia addams

Risate, black humor ed un sano terrore

IT, miniserie televisiva 1990

Dal romanzo più famoso di Stephen King, IT è la conosciutissima miniserie in due puntate con Tim Curry nei panni del perfido Pennywise. Questo è il primo adattamento – televisivo – del racconto horror diviso in due momenti temporali diversi che si distanziano da un periodo di ben 27 anni l’uno dall’altro. Quest’anno ha invece debuttato al cinema il primo adattamento cinematografico diretto da Andy Muschietti. Impossibile paragonare i due: questo prodotto tv con Tim Curry è, e resterà, un cult del genere.

IT

Il mistero di Sleepy Hollow, 2003

Prodotto da Francis Ford Coppola, diretto da Tim Burton (ancora lui) e interpretato dal camaleontico Johnny Depp. Un film da far perdere la testa, letteralmente.

sleepy hollow

High Spirits – Fantasmi da legare, 1988

Peter Plunkett è il proprietario di un vecchio castello irlandese che cade a pezzi. Indebitato fino al collo, decide, come ultima spiagga, di promuovere l’antica dimora come luogo infestato da fantasmi attirando l’attenzione di un gruppo di villeggianti americani. Il loro soggiorno si animerà notevolmente quando i veri fantasmi faranno la loro apparizione. Nel cast principale troviamo Steve Guttenberg, Peter O’Toole, Liam Neeson e Daryl Hannah.

High Spirits

Dracula di Bram Stoker, 1992

La trasposizione del romanzo gotico dell’orrore di Bram Stoker rivive nell’intensa interpretazione di Gary Oldman nel ruolo del conte Dracula. Diretto da Francis Ford Coppola è un must per gli amanti del personaggio.

Dracula

Nosferatu – il principe della notte, 1979

Il film di Werner Herzog è un’altra trasposizione del romanzo di Bram Stoker. A differenza del film precedente, però, il sentimento di disagio e disturbo sono più intensi. Un film che, di sicuro, non lascia indifferenti. È il remake del classico del 1922  diretto da Friedrich Wilhelm Murnau: Nosferatu il vampiro.

Nosferatu

The Rocky Horror Picture Show, 1975

Il film che forse più di tutti rappresenta la filmografia di Tim Curry. The Rocky Horror Picture Show è il manifesto della libertà sessuale e una metafora verso la distruzione degli stereotipi imposti dalla società. Ironico, sfacciato, sexy: per Halloween è perfetto.

The Rocky Horror Picture Show

Coraline e la porta magica, 2009

Da un racconto di Neil Gaiman, questo film d’animazione diretto dallo stesso regista di The Nightmare Before Christmas, Henry Selick, è decisamente troppo pauroso per un pubblico di più piccoli. Una chicca, invece, per i più grandicelli.

Halloween – la notte delle streghe, 1978

Jamie Lee Curtis è la protagonista di un cult del genere. Il primo della saga creata dal regista John Carpenter.

Halloween

The Evil Dead – La casa, 1981

Realizzato con un budget davvero ristretto è diventato un vero classico per gli amanti del genere horror splatter. Il film è diretto da Sam Raimi ed è il primo di una saga di successo continuata con i sequel La casa 2 e L’armata delle tenebre.

Evil Dead

Nightmare – Dal profondo della notte, 1984

Il primo film della saga cinematografica che attualmente conta ben nove pellicole (di cui un remake realizzato nel 2010).  Nightmare on Elm Street vede la nascita di uno dei più terrificanti serial killer della storia del cinema: Freddy Krueger. 

Shining, 1980

Tratto dal romanzo di Stephen King, questa perla cinematografica di Stanley Kubrick è entrata nell’immaginario della cultura pop degli ultimi quarant’anni. Il film, esteticamente curato nei minimi dettagli, è ricordato anche per la folle interpretazione di Jack Nicholson nei panni del protagonista Jack Torrance.

shining

Crimson Peak, 2015

Diretto da Guillermo Del Toro, è un’esperienza gotica esteticamente sublime. Un racconto degno della letteratura di genere interpretato da grandi attori della nuova generazione:  Mia WasikowskaJessica ChastainTom Hiddleston. Cliccate QUI per leggere la mia recensione.

Crimson Peak

Ed Wood, 1994

Tim Burton racconta la vita del regista peggiore di tutti i tempiEdward D. Wood Jr. – interpretato da Johnny Depp. Il film è costellato da personaggi decisamente halloweeniani: Martin Landau interpreta Bela Lugosi (attore noto per aver interpretato Dracula al cinema), Lisa Marie è invece Vampira.

Ed Wood

Quale di questi film vi accompagnerà nella notte più paurosa dell’anno?
E quali sono i vostri film di Halloween preferiti?

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ISproject: intervista al duo protagonista con l’album d’esordio The Archinauts

The Archinauts

La musica è arte. Così come il cinema, la musica è uno strumento indispensabile perché ci permette di esprimere noi stessi e raccontare il mondo che ci circonda. Ma non solo: la musica è attorno a noi in qualsiasi forma. È vita che fluisce nella nostra quotidianità come ossigeno. È quella sostanza incorporea che descrive chi realmente siamo.

Ho avuto il piacere di intervistare i componenti del duo ISproject, Ivan Santovito e Ilenia Salvemini, che gentilmente ha risposto alle mie quattro domande. Il duo ha debuttato con uno splendido album dalle tinte progressive che spaziano tra la musica celtica e rock alternativo. Una bella boccata d’aria tanto più se nata dalle giovani menti di due promettenti musicisti. Una scommessa certamente vinta per un esordio davvero interessante. Le melodie naturali composte da Ivan Santovito si intrecciano con l’angelica voce di Ilenia Salvemini in una danza che ama cambiare improvvisamente la sua coreografia. Per una volta dimentichiamoci delle sonorità che ci bombardano ogni giorno: con The Archinauts guardiamo avanti al futuro ricordando la bellezza e l’autenticità del passato. Vi invito a leggere le loro risposte alle mie domande ascoltando il loro splendido album disponibile anche su SPOTIFY. (Click QUI)

The Archinauts

Come nasce il progetto ISproject?

Il progetto nasce nel 2013 dalle ceneri di esperienze passate con band e cori. Avevamo bisogno di poter esprimere liberamente la nostra visione del mondo. Il bisogno di innovare si era dimostrato impossibile, se vincolati a qualcuno non disposto come noi ad uscire dagli schemi. Il risultato è stato proprio questo nostro album d’esordio, nato attirando l’attenzione di Fabio Zuffanti, noto artista di fama internazionale e talent scout. Lui ha subito creduto in noi e ha coordinato, affiancati da turnisti eccelsi, la creazione di The Archinauts, distribuito dall’etichetta discografica internazionale BTF/AMS Records con cui abbiamo firmato un contratto quinquennale.

Quali sono le influenze musicali che vi hanno accompagnato nella scrittura e realizzazione del vostro album d’esordio?

La lista sarebbe davvero troppo lunga e andrebbe dalla musica classica alla celtica, generi che hanno influito enormemente sulla composizione. Per quanto riguarda certe sonorità vicine al rock sicuramente cito in primis Anathema, Steven Wilson e Muse, ma ovviamente anche il Prog Rock di stampo anni ‘70, dalla scuola di Canterbury al Rock Progressivo Italiano (capitanati da Le Orme, PFM e Banco del mutuo soccorso). Dal punto di vista vocale spuntano nomi anche non strettamente legati al mondo del Prog (a denotare la forte varietà di influenze): Epica, Within Temptation, Kamelot e i già citati Muse e Anathema, che però hanno una forte ascendenza nel cosiddetto rock colto.

The Archinauts

Siete entrambi nel campo dell’Architettura – Ivan Santovito ha concluso gli studi mentre Ilenia Salvemini è in via d’arrivo – quanto c’è del pensiero architettonico in The Archinauts?

Ovviamente il nostro percorso di studi è stata la primaria fonte d’ispirazione per il concept del nostro album. Già a partire dalla copertina e dagli artworks, disegnati da Maurizio Barberio, si avverte questo forte legame che sentiamo con l’architettura. Nel nostro album l’uomo si ritrova alle prese sia con la città che con la natura, quindi con il mondo intero e le sue insidie. Questo rapporto biunivoco che affrontiamo quotidianamente ci ha portati ad affrontare paure e ansie, ormai figlie del mondo moderno. Noi tutti siamo archinauti, dobbiamo solo avere il coraggio di guardare in noi stessi e ciò che ci circonda ridando, così, un senso alle cose. Non è forse questo uno dei compiti dell’architetto?

In un epoca in cui per i giovani musicisti diventa una grande sfida poter far sentire la propria voce, quanto è stato difficile riuscire a registrare e pubblicare il vostro primo album?

La produzione di questo album è stata per noi una grande sfida, in primis perché, per scelta, eravamo soli. In secondo luogo il modo in cui intendevamo esprimerci non era molto diffuso. Uscire dagli schemi ha sempre comportato una generale incomprensione iniziale. Nella nostra terra veniamo da una lunga tradizione di musica perlopiù popolare e commerciale, quindi il nostro genere musicale necessitava di arrivare alle orecchie di chi l’avrebbe subito compreso. L’incontro al Fasano Jazz con Fabio Zuffanti è stato profetico. Da lì, dopo la produzione di una demo amatoriale in home recording, la stesura di partiture e arrangiamenti con Giovanni Pastorino. Da questo ne è seguita la registrazione di tutte le sezioni strumentali presso lo ZeroDieci Studio, eseguita da musicisti rinomati, tra cui la legenda Martin Grice al flauto e sax. Tutto questo è stato coordinato da Fabio Zuffanti. Questo iter, effettivamente, ha comportato una serie di decisioni e un investimento notevole del nostro tempo, districati tra università, lavoro e musica. Nonostante tutte le avversità, siamo fieri e soddisfatti del risultato e, come si evince dalla critica musicale e dalle recensioni, lo è anche il resto del mondo.

Qui di seguito trovate il suggestivo videoclip realizzato per il brano Between the Light and the Stone:

Gli ISproject sono:
Ivan Santovito – Vocals, keyboards
Ilenia Salvemini – Vocals
con:
Giovanni Pastorino – Keyboards & programming
Simone Amodeo – Guitars
Andrea Bottaro – Bass guitar
Paolo Tixi – Drums
special Guest:
Martin Grice (Delirium, Z-Band) – Flutes & saxophones

Link utili:
SITO UFFICIALE ISproject
CANALE YOUTUBE ISproject
PAGINA FACEBOOK ISproject

Marvel’s Iron Fist: lo show Netflix che ha sorpreso tutti – Commento alla prima stagione

Iron Fist

Riporto e trascrivo il mio commento alla prima stagione di Marvel’s Iron Fist. L’ultima serie Marvel/Netflix prima di The Defenders che introduce l’ultimo Difensore: Danny Rand aka Iron Fist.

La prima stagione ha debuttato su Netflix venerdì 17 Marzo.

Potete leggere a QUESTO LINK la mia recensione ai primi episodi visti in anteprima

Dopo averci dormito su ho compreso quanto questa serie sia stata ingiustamente bistrattata, all’inizio. Dopo i primi episodi certamente timidi, la serie si è costruita modellandosi su una solida base, diversa da Daredevil, Jessica Jones e Luke Cage.

Partendo dalla storia, seppur con tematiche non completamente inedite, questa mi è parsa ottimamente costruita: come una serie di fili che si intrecciano in una rete più ampia, le vicende della Rand e della Mano si pongono come “trama verticale” – di Marvel’s Iron Fist – e “trama orizzontale” – del progetto Defenders. In parole più chiare, ho trovato che la storia sia stata in grado di raccontarsi nel contesto Iron Fist ed in riferimento al suo universo più grande: Marvel’s The Defenders, appunto. Detto questo, i riferimenti espliciti ed impliciti agli altri difensori mi sono risultati perfettamente incastonati tra dialoghi ed inquadrature.

Il personaggio di Danny Rand, protagonista di questa nuova serie, mi è piaciuto moltissimo, dall’inizio alla fine. Il bambino guerriero che torna a casa e trova che tutto è cambiato. L’evoluzione del personaggio si plasma pian piano sino all’ultimo episodio. E Finn Jones è stato eccezionale. Personalmente, non ho mai avuto grandi dubbi sulla capacità dell’attore: avendolo visto brevemente in Game of Thrones, ho subito captato la sua bravura. E le aspettative a lui riferite sono state ben soddisfatte.

Circondato da attori e personaggi di nota – davvero tutti bravi – vorrei fare un plauso al personaggio che forse più di tutti mi ha colpito di più: Ward Meachum interpretato dal bravissimissimo Tom Pelphrey. Il personaggio di Ward è ricco di sfumature e debolezze. Sotto una corazza da uomo tutto d’un pezzo, l’attore è stato magnifico nel caratterizzarlo in tutte le sue sfaccettature. WOW.

Se il reparto villain – cattivi – si è rivelata, in un certo qual modo, l’anello debole della stagione – mica tanto poi, vogliamo parlare di Madame Gao?! – la serie di eventi hanno reso Iron Fist uno show di completamento e passaggio. Posso ben dire che, ad un’analisi personale approfondita, Iron Fist spodesta – si fa per dire – Luke Cage e si piazza al terzo posto dopo le mie amatissime Daredevil e Jessica Jones.

Altri elementi che mi hanno fatto apprezzare moltissimo la serie sono stati sicuramente la musica ed il Kung Fu. Legati l’un l’altro, i movimenti e i combattimenti mi sono sembrati danze. Bellissimo.

Non ho intenzione di parlare di tecnicismi. Dico soltanto che regia e fotografia sono stati, per me, un gioia per gli occhi. Come tutte le serie Marvel/Netflix, seppur in modi sempre diversi.

Gran serie. E gran risultato per uno show che aveva tutto da perdere e che, invece, ha vinto. Un rewatch arriverà presto.

VOTO 7-7.5

CAST
Finn Jones: Danny Rand / Iron Fist
Jessica Henwick: Colleen Wing
Tom Pelphrey: Ward Meachum
Jessica Stroup: Joy Meachum
Ramón Rodríguez: Bakuto
Sacha Dhawan: Davos / Steel Serpent
Rosario Dawson: Claire Temple
David Wenham: Harold Meachum

EPISODI: 13

T2 Trainspotting: “Affronta il passato, scegli il futuro”: commento al film di Danny Boyle

T2 Trainspotting

Sono passati ventuno anni da quando Mark Renton, traditi i suoi migliori amici dopo una piazzata di droga a Londra, è scappato con i soldi. Aveva scelto la vita, così diceva nel 1996. Era scappato dall’eroina, dai bassifondi di Edimburgo, dal dolore, da un non-futuro.

2017. Nuovo secolo, nuovo millennio, nuove tecnologie. Mark torna in città. Trova che quasi nulla è cambiato. Ma che ci fa di nuovo lì? Voglia di affrontare il passato? Farsi perdonare dai propri amici? Cosa nasconde questo ritorno inaspettato?

T2 Trainspotting

Danny Boyle torna a dirigere il secondo capitolo di uno dei suoi film più celebri: Trainspotting. Tratto dal secondo romanzo di Irvine Welsh, Porno, edito nel 2002, riprende le fila, due decenni dopo, di questi quattro amici: Renton, Sick Boy, Spud e Begbie. La regia del regista premio Oscar per The Millionaire si sente sin da subito: movimenti di camera veloci, stacchi repentini, inquadrature energiche, dinamiche e fissate su volti e movimenti dei personaggi. Una fotografia cromatica si perde su giochi di luci ed ombre a volte quasi spettrali. Con lo sguardo fisso al passato, Trainspotting 2 racconta il presente dei protagonisti. C’è molto Trainspotting in questo T2 e lo si vede dai continui rimandi al film del 1996 che crea, quasi incessantemente, intrecci tra passato e presente.

T2 Trainspotting

Una sceneggiatura meno cinica del primo film, ci guida verso il mutato rapporto tra i protagonisti. La forza del film risiede proprio in questo. I richiami al passato sono i binari su cui la storia si muove. Gli attori protagonisti, d’altra parte, sembrano quasi non abbiano mai abbandonato quelle vesti. Ritroviamo il solito saccente e pieno di sè Sick Boy, il violento e rancoroso Begbie, il cui vero ed unico piacere nella vita è il sangue, o l’insicuro, solitario e di buon cuore Spud. Ewan McGregor, Jonny Lee Miller, Ewen Bremner e Robert Carlyle ci sono dentro completamente. Questi ultimi due, in modo particolare, esaltano quelli che sono probabilmente i due veri personaggi chiave della storia. La potenza espressiva e recitativa degli attori è al di sopra di ogni altri e rende iconiche queste figure ritrovate. Di meno impatto le figure femminili che, invece, non riescono mai veramente ad emergere. Chiaro segnale di un film prettamente maschile.

T2 Trainspotting

La musica, elemento cult di Traispotting, è certamente protagonista anche di T2. Nonostante la colonna sonora sia meno fisica del primo capitolo, non passa di certo inosservata. Il tema del film del 1996 – Born Slippy (Nuxx) degli Underworld – non è mai completamente assente e sguscia quella nostalgia di un passato pesante e più vivo che mai. Da Lou Reed ai Queen passando per Blondie, T2 gioca incessantemente sul ricordo, anche musicale, per descrivere il presente: i personaggi non sono mai realmente cambiati; il mondo è andato avanti trascinando con sè Renton, Sick Boy, Spud e Begbie.

T2 Trainspotting risulta quindi piacevole, non al pari del suo predecessore, molto più emotivo, sporco e nero, ma naturalmente evoluto in una nuova veste che non può fare a meno di guardare indietro. Il fantasma di quello che era, onnipresente, è l’importante base su cui si fonda quello svisceramento di relazioni e personalità rimaste sopite per molti anni. Una resa dei conti che, come un vulcano sul punto di eruttare, è pronto a travolgere tutti senza risparmiare nessuno. Chi ha amato Trainspotting difficilmente ne resterà deluso.

VOTO 7

T2 Trainspotting

CAST:
Ewan McGregor: Mark ‘Rent Boy’ Renton
Jonny Lee Miller: Simon ‘Sick Boy’ Williamson
Ewen Bremner: Daniel ‘Spud’ Murphy
Robert Carlyle: Francis ‘Franco’ Begbie
Kelly Macdonald: Diane Coulston
Anjela Nedyalkova: Veronika Kovach

REGIA: Danny Boyle
SOGGETTO: Irvine Welsh (romanzo)
SCENEGGIATURA: John Hodge
FOTOGRAFIA: Anthony Dod Mantle
MONTAGGIO: Jon Harris
SCENOGRAFIA: Mark Tildesley

Lion – Recensione | Emozioni e toccanti interpretazioni nel film con Dev Patel e Nicole Kidman

lion

Lion si appresta ad esser ricordato per molto molto tempo. Il film con protagonista Dev Patel ha toccato il cuore di tutti coloro che lo hanno visto al Cinema. Tratto da una storia vera, Lion – La strada verso casa narra le vicende del piccolo Saroo, un bambino indiano di 5 anni che un giorno, salito accidentalmente sul treno sbagliato, si perde a Calcutta. Adottato da una coppia australiana dopo un anno dall’accaduto, Saroo decide, vent’anni dopo, di trovare la strada di casa. Impresa non facile per un giovane uomo che ha a disposizione solo pochi ricordi e sporadiche sensazioni di una vita passata. Grazie alla sua determinazione e all’aiuto di Google Earth, Saroo inizia le sue ricerche.

Lion, diretto dal regista Garth Davis, è una storia toccante ed emozionante

Lion non è solo la storia di Saroo e della sua famiglia. Lion è un film che porta con se una riflessione ben più profonda. Da un lato ci sono le sofferenze che il piccolo ha dovuto sopportare per la perdita di sua madre e dei suoi fratelli,. Ma non solo, anche la difficile prova di sopravvivenza in un mondo tanto diverso da quello in cui noi viviamo. Un mondo pieno di pericoli e cattiveria. Dall’altro, vi è la forza potente di due persone che decidono di adottare un bambino bisognoso di una famiglia che gli apra il proprio cuore.

lion

Una regia delicata dona forza alle emozionanti interpretazioni di un cast eccezionale. Primo fra tutti il piccolo Sunny Pawar, interprete del Saroo bambino. Per la prima volta sul grande schermo, Sunny ci regala un’interpretazione commovente ed autentica. Assieme a lui c’è la sua controparte adulta: Dev Patel. L’attore, noto per film quali Vita di Pi e The Millionaire, racconta le incertezze e la paura di volersi confrontare con un passato perso da oltre due decenni. Con lui una splendida e struggente Nicole Kidman nei panni della madre adottiva di Saroo, Sue Brierley. Il suo personaggio, molto sentito, descrive la forza di una donna che, insieme a suo marito, ha fatto una scelta di vita molto importante decidendo di adottare due bambini. Rooney Mara e David Wenham completano il cast principale di un film che chiude un anno cinematografico caratterizzato da sorprese inaspettate. Una di queste è proprio Lion.

La potenza espressiva di Lion raggiunge alti livelli emozionali

Perché vedere Lion – La strada verso casa? Perché è un film potente ed unico. La storia vera ci sembra molto vicina e risulta difficile non fagocitare le emozioni provate dai protagonisti di questa vicenda straordinaria. Da vedere e rivedere. Lion, nella sua delicata bellezza, ci ricorda quanto il Cinema possa ancora esser veramente parte delle nostre vite.

lion

Non lasciatevelo scappare. Buona visione.

Lion – La strada verso casa è nominato a tre Golden Globes: Miglior film drammatico, Miglior Attrice non Protagonista e Miglior Colonna Sonora Originale. Il film potrebbe approdare anche agli Oscar 2017.

VOTO 8/8.5

CAST
Dev Patel: Saroo Brierley
Rooney Mara: Lucy
Nicole Kidman: Sue Brierley
David Wenham: John Brierley
Sachin Joab: Bharat
Pallavi Sharda: Prama
Emilie Cocquerel: Annika
Arka Das: Sami
Abhishek Bharate: Guddu Khan
Sunny Pawar: Saroo bambino
Divian Ladwa: Mantosh Brierley
REGIA: Garth Davis
SOGGETTO: Saroo Brierley, Larry Buttrose (memorie)
SCENEGGIATURA: Luke Davies
PRODUTTORI: Iain Canning, Angie Fielder, Emile Sherman. ESECUTIVI: Andrew Fraser, Daniel Levin, Andrew Mackie, Shahen Mekertichian, Richard Payten, Harvey Weinstein
CASA DI PRODUZIONE: See-Saw Films, Aquarius Films, Screen Australia, Sunstar Entertainment, The Weinstein Company
FOTOGRAFIA: Greig Fraser
MONTAGGIO: Alexandre de Franceschi
MUSICHE: Volker Bertelmann, Dustin O’Halloran

Soul Christmas – Otis Redding, Aretha Franklin, Donny Hathaway ed altri | La perfetta colonna sonora di Natale

soul christmas

La musica è fondamentale per la stagione delle feste. Fa sì che l’atmosfera del Natale sia davvero tangibile e speciale. Allo scattare del primo giorno di Dicembre, le radio, le tv, i negozi addobbati ed affacciati sulle strade affollate e nelle nostre case iniziano a risuonare con le note dei classici natalizi. Brani a tema ce ne sono a centinaia. Dai grandi classici del passato agli struggenti ed originali cover di attuali artisti abbiamo davvero una vastissima scelta.

Ma per chi, forse un po’ stanco di ennesimi ri-arrangiamenti, vuole tornare all’atmosfera più calda degli anni ’60, ecco una personale soundtrack composta da 14 brani a tema con le voci di indimenticabili come Otis Redding, King Curtis, Donny Hathaway, Aretha Franklin e tanti altri.

Come alcuni attentissimi potranno notare, tutti i brani fanno parte di una compilation intitolata proprio Soul Christmas e venduta all’interno della raccolta Rockstar Music nel 1992. – Questo album è ormai parte della mia vita e lo ascolto ogni anno durante le feste. – Non mi resta che augurarvi buon ascolto!

Clyde McPhatter & The Drifters: White Christmas

Donny Hathaway: This Christmas

King Curtis: The Christmas Song

Aretha Franklin: Wholy Holy

Clarence Carter: Back Door Santa

Otis Redding: White Christmas

Booker T & The MG’s: Silver bells

Carla Thomas: Gee Whiz, It’s Christmas

Otis Redding: Merry Christmas Baby

Solomon Burke: Present For Christmas

Booker T & The MG’s: Jingle Bells

William Bell: Every Day Will Be Like A Holiday

King Curtis: What Are You Doing New Year’s Eve

Aretha Franklin: Amazing Grace

Potete ascoltare tutti i brani in questa playlist su SPOTIFY
Ed invece, quali sono i vostri brani preferiti di Natale?

Buone feste a tutti!

Il mago di Oz – Alla riscoperta di un classico senza tempo

il mago di oz

“Nessun posto è bello come casa mia….”

Così dice Dorothy mentre batte i tacchi delle sue scarpette rosse prima di lasciare il magico mondo di Oz. È solo una delle tante scene chiave del cult per grandi e piccini datato 1939. Diretto da Victor Fleming, Il mago di Oz è stato restaurato e riportato nelle sale dalla Cineteca di Bologna – nel progetto Il Cinema Ritrovato – ed è attualmente riproposto nei cinema sia in 2D che in 3D. E quale miglior periodo, se non questo natalizio, per poterlo nuovamente ammirare o vedere per la prima volta?

il mago di oz

Alla riscoperta di un classico senza tempo

Questa versione restaurata de Il mago di Oz è riuscita a riportare alla luce la bellezza di una pietra miliare del Cinema. Il lavoro di pulizia della pellicola ha fatto riaffiorare tutta la magia di un film che è entrato nel cuore di tutti. Il lavoro di restauro, andato avanti per circa due anni, ha ridato al film una limpidezza di immagine mai vista prima. Ciò che subito ci entusiasma, infatti, è la stupenda esplosione di colori di una scenografia fantastica e creativissima per quegli anni. Non solo. L’accurato lavoro di recupero ha rinvigorito una pellicola amatissima donandole nuova vita in cui il dettaglio la fa da padrone. I costumi dei simpaticissimi Mastichini, gli oggetti di scena, il trucco, i colori sgargianti dei fiori e degli alberi, così come la pomposa e verdissima Città di Smeraldo, ci appaiono in tutto il loro splendore originale. L’avventura di Dorothy e dei suoi tre amici, lo Spaventapasseri, l’Uomo di Latta e il Leone Codardo, è un immaginifico viaggio in un mondo incantato, bizzarro e tanto diverso dal lontano e grigio Kansas.

il mago di oz

Il mago di Oz ed il Cinema che andrebbe preservato

Il restauro del film con protagonista l’indimenticabile Judy Garland è il perfetto esempio di un momento cinematografico che andrebbe preservato nel tempo. Il mago di Oz non è soltanto il musical con la famosissima Over the Raimbow. È anche il testamento, o meglio il manifesto, di un Cinema, non solo di genere, nato e cresciuto negli anni. Se da un lato Il mago di Oz rappresenta l’innovazione tecnica e la bellezza estetica, dall’altra ci regala delle lezioni ben precise: la consapevolezza di una felicità che nasce dalla famiglia, il coraggio che ci guida nelle avversità, la bontà d’animo e la saggezza.

Ne Il mago di Oz l’intrattenimento si mescola alla riflessione in un turbinio di colori, musica e cinematografia. Un film per grandi e piccini. Un film emozionante che andrebbe visto almeno una volta nella vita.

il mago di oz
Il manifesto ufficiale
CAST
Judy Garland: Dorothy Gale
Frank Morgan: Prof. Meraviglia/Portiere della città di Smeraldo/Autista/Guardia del mago/Il mago di Oz
Ray Bolger: Hunk/Lo spaventapasseri
Jack Haley: Hickory/L’uomo di latta
Bert Lahr: Zeke/Il leone
Margaret Hamilton: Miss Almira Gulch/La cattiva strega dell’Ovest/La cattiva strega dell’Est
Billie Burke: Glinda, la buona strega del Nord
Clara Blandick: Zia Emma
Charley Grapewin: Zio Henry
Pat Walshe: Nikko
REGIA: Victor Fleming
George Cukor, Mervyn LeRoy, Norman Taurog, King Vidor (non accreditati)
SOGGETTO: L. Frank Baum (romanzo)
SCENEGGIATURA: Noel Langley, (non accreditati) Florence Ryerson, Edgar Allan Woolf, Irving Brecher, William H. Cannon, Herbert Fields, Arthur Freed, Jack Haley, E.Y. Harburg, Samuel Hoffenstein, Bert Lahr, John Lee Mahin, Herman J. Mankiewicz, Jack Mintz, Ogden Nash, Robert Pirosh, George Seaton, Sid Silvers
CASA DI PRODUZIONE: Metro Goldwyn Mayer
FOTOGRAFIA: Harold Rosson
MONTAGGIO: Blanche Sewell
EFFETTI SPECIALI: A. Arnold Gillespie
MUSICHE: Harold Arlen, Herbert Stothart
SCENOGRAFIA: Noel Langley
COSTUMI: Adrian
TRUCCO: Jack Dawn
ANNO: 1939